The family book, a kind of diary written by and about the family for its various members, was established by scholars as a genre in Italy in the 1980s. Although initially regarded as an Italian genre, the family book can also be found in... more
The family book, a kind of diary written by and about the family for its various members, was established by scholars as a genre in Italy in the 1980s. Although initially regarded as an Italian genre, the family book can also be found in other parts of Europe. Nevertheless, the genre can be traced back to Florence, where it first emerged and consequently flourished with the lavish production of such documents. This abundance springs from the social structure of the city, where such texts were essential for establishing and cultivating the basis for the social promotion of Florentine families. This book presents a reconstruction of the evolution and persistency of Tuscan family books, as well as a study of several aspects of social history, including: reading and private libraries, domestic devotion, and the memory of historical events. Starting with the Renaissance, the investigation then broadens to the 17th-18th centuries and considers other forms of memory, such as private diaries and autobiographies. A final section is dedicated to the issue of memory in the egodocuments of early modern Europe.
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Nonostante l’apparenza a volte molto specialistica, lo studio della fiscalità ha vaste implicazioni per un gran numero di aspetti interpretativi della storia non solo economica, ma anche politica e sociale. Questo è tanto più vero per un... more
Nonostante l’apparenza a volte molto specialistica, lo studio della fiscalità ha vaste implicazioni per un gran numero di aspetti interpretativi della storia non solo economica, ma anche politica e sociale. Questo è tanto più vero per un periodo come il Rinascimento, che in Italia per molte compagini politiche (e fra queste certamente la Repubblica di Firenze) rappresentò un periodo di transizione tra le forme di gestione ereditate dal Medioevo e i nuovi modelli statuali che si sarebbero sviluppati nell’età moderna. Il volume ripresenta, in forma rielaborata e uniformata, alcuni saggi pubblicati nel corso di una quindicina di anni (alcuni in altra lingua o in sedi di difficile reperimento), insieme a una consistente parte finale inedita. Essi corrispondono a un preciso itinerario di ricerca sullo stesso tema, e possono essere oggi letti come un volume tendenzialmente unitario. Dopo un capitolo iniziale più introduttivo e didattico, i temi affrontati spaziano dall’incidenza della fiscalità sui patrimoni privati e sull’economia, all’evoluzione delle politiche fiscali del governo fiorentino fra il Trecento e la fine del Quattrocento, dalla complessa gestione del debito pubblico alle presunte malversazioni di Lorenzo il Magnifico nella gestione del Tesoro e ai suoi rapporti con gli uffici fiscali. La parte inedita riguarda le politiche fiscali degli anni 1494-1512, il periodo di Savonarola e poi del Gonfaloniere perpetuo Pier Soderini.
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Le Memorie di Aurelio Puccini, di cui era ignota finora l’esistenza, sono un testo ibrido (di natura in parte privata, in parte pubblica) in origine non destinato alla pubblicazione. La loro riscoperta a distanza di oltre un secolo e... more
Le Memorie di Aurelio Puccini, di cui era ignota finora l’esistenza, sono un testo ibrido (di natura in parte privata, in parte pubblica) in origine non destinato alla pubblicazione. La loro riscoperta a distanza di oltre un secolo e mezzo permette in primo luogo di ricostruire con esattezza la biografia di un importante personaggio pubblico toscano del primo Ottocento, avvocato e magistrato prima, responsabile poi di quello che fu di fatto il Ministero di polizia del Granducato di Toscana nei cruciali primi dodici anni della Restaurazione, e infine Presidente della Regia Consulta e della Corte di Cassazione. La parte pubblica delle Memorie consente di seguire nei dettagli la carriera di un grand-commis che attraversò indenne, in un’epoca tanto tormentata, cinque cambiamenti di regime, e di chiarire almeno un equivoco storiografico sulla sua collocazione politica, di cui si era resa responsabile la storiografia ottocentesca. Come pure dà modo di apprezzare il contributo non piccolo che da giurista egli portò all’elaborazione del nuovo codice penale toscano (poi promulgato nel 1853). Ma anche la parte più privata del testo, in linea con la grande tradizione toscana dei libri di famiglia, fornisce elementi sufficientemente interessanti sulla vita di una famiglia toscana di ceto medio-alto in un periodo foriero di grandi cambiamenti. Mentre il saggio storico occupa la prima parte del volume, la seconda è costituita dall’edizione integrale delle Memorie, a cui fa seguito un’appendice di lettere scritte al Puccini, responsabile nel periodo 1814-1826 anche della censura libraria, da Giovan Pietro Vieusseux.
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Questo studio sulla vicenda agiografica del Corsini prende le mosse dal primo e principale documento che lo riguarda: la vita latina redatta in ambiente carmelitano a metà del Quattrocento. Oltre a fornire una nuova edizione critica del... more
Questo studio sulla vicenda agiografica del Corsini prende le mosse dal primo e principale documento che lo riguarda: la vita latina redatta in ambiente carmelitano a metà del Quattrocento. Oltre a fornire una nuova edizione critica del testo, accompagnata da una traduzione, il volume intende ricostruire il rapporto esistente fra il testo agiografico e le effettive vicende biografiche del protagonista e analizzare i modi in cui prende forma il culto di un santo locale nel corso del tempo.
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Il tema del carnevale, che ha conosciuto in tempi recenti un notevole ritorno di fortuna, è stato spesso studiato in modo un po’ astratto, basato su un’idea preconcetta più che sulla realtà concreta dei contesti in cui si manifesta. La... more
Il tema del carnevale, che ha conosciuto in tempi recenti un notevole ritorno di fortuna, è stato spesso studiato in modo un po’ astratto, basato su un’idea preconcetta più che sulla realtà concreta dei contesti in cui si manifesta. La relativa mancanza di fonti esplicite ha fatto sì che per il Medioevo e il Rinascimento siano state di frequente prodotte generalizzazioni fondate su una quantità ridotta di prove geograficamente e cronologicamente eterogenee. Nelle analisi ha inoltre prevalso molte volte un approccio di tipo “ideologico”, basato su una frettolosa identificazione della “cultura della festa” con la “cultura popolare”. Questo libro cerca invece di ricontestualizzare il carnevale, e a questo scopo lo colloca sia nel ciclo del calendario, analizzandolo insieme al suo reciproco, la Quaresima (che ha contribuito a definirne le caratteristiche), sia in un preciso ambito spazio-temporale (Firenze nei due secoli fra l’inizio del XIV e l’inizio del XVI secolo). Utilizzando la grande varietà e quantità di fonti, sia edite che inedite, disponibili per questo arco di tempo (dalle fonti normative alla predicazione, passando attraverso le cronache, la novellistica, i libri di ricordanze, gli epistolari, le fonti criminali), l’autore ricostruisce nei dettagli i comportamenti quotidiani dei fiorentini del Rinascimento, indagando la mentalità ad essi sottostante. Sono così affrontati in primo luogo gli aspetti che distinguono in senso netto il carnevale e la quaresima fra loro e rispetto agli altri periodi dell’anno; l’alimentazione e la sessualità, ed accanto a questi le pratiche positive del culto, che distinguono la quaresima, o gli usi connessi alla vacanza dal lavoro e dallo studio, prerogativa del carnevale. In secondo luogo la ricognizione sistematica investe quei comportamenti collettivi o comunque rivolti all’esterno che hanno implicazioni anche sul modo di concepire e di vivere lo spazio urbano, fra cui i combattimenti rituali e i balli, il mascheramento e lo spettacolo, le prediche all’aperto e le processioni. I capitoli conclusivi contengono invece, con il tentativo di fornire una spiegazione funzionale complessiva dei modi di agire dei “giovani” legati al carnevale, le linee di fondo di un’evoluzione di medio periodo dei vari comportamenti sociali e degli atteggiamenti mentali ad essi connessi.
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Mercanti-banchieri dagli inizi del Trecento, sopravvissuti ai fallimenti a catena degli anni '40 che coinvolsero i Bardi e i Peruzzi, i Castellani furono una delle famiglie più in vista del ceto dirigente fiorentino nella seconda metà del... more
Mercanti-banchieri dagli inizi del Trecento, sopravvissuti ai fallimenti a catena degli anni '40 che coinvolsero i Bardi e i Peruzzi, i Castellani furono una delle famiglie più in vista del ceto dirigente fiorentino nella seconda metà del secolo e nel primo trentennio del successivo.
Imparentati con famiglie di analogo rango sociale, come gli Strozzi e i Peruzzi, furono membri di spicco della fazione albizzesca che dominò durante il periodo oligarchico. Come tali, però, furono sanzionati nel 1434 al ritorno di Cosimo de' Medici dall'esilio, e dopo quella data persero ogni rilevanza politica. Il loro testimone fu raccolto dall'ultimo esponente di rilievo della famiglia, che, escluso per tutta la vita dai pubblici uffici, dedicò tutte le proprie energie alla conservazione del patrimonio familiare, continuamente minacciato dalle richieste del fisco.
Il volume segue le vicende dei Castellani nel corso di due secoli, collocandole sullo sfondo di un periodo chiave della storia politica di Firenze, e facendo ampio ricorso alla fonte tipicamente fiorentina delle "ricordanze", ricche di notazioni relative alla famiglia, di cui ci sono rimasti esempi variegati su un arco di quattro generazioni.
Esaminati in dettaglio, i libri di ricordi residui forniscono informazioni insostituibili su un'ampia gamma di aspetti della vita sociale fiorentina dell'epoca, da quelli economico-patrimoniali a quelli culturali, mentre nel loro insieme esprimono il senso della continuità nel tempo e rispecchiano le differenti fasi dell'identità della famiglia.
Un capitolo finale sottolinea le caratteristiche formali e funzionali del genere, inserendole nel contesto del più ampio dibattito sui "libri di famiglia".
Imparentati con famiglie di analogo rango sociale, come gli Strozzi e i Peruzzi, furono membri di spicco della fazione albizzesca che dominò durante il periodo oligarchico. Come tali, però, furono sanzionati nel 1434 al ritorno di Cosimo de' Medici dall'esilio, e dopo quella data persero ogni rilevanza politica. Il loro testimone fu raccolto dall'ultimo esponente di rilievo della famiglia, che, escluso per tutta la vita dai pubblici uffici, dedicò tutte le proprie energie alla conservazione del patrimonio familiare, continuamente minacciato dalle richieste del fisco.
Il volume segue le vicende dei Castellani nel corso di due secoli, collocandole sullo sfondo di un periodo chiave della storia politica di Firenze, e facendo ampio ricorso alla fonte tipicamente fiorentina delle "ricordanze", ricche di notazioni relative alla famiglia, di cui ci sono rimasti esempi variegati su un arco di quattro generazioni.
Esaminati in dettaglio, i libri di ricordi residui forniscono informazioni insostituibili su un'ampia gamma di aspetti della vita sociale fiorentina dell'epoca, da quelli economico-patrimoniali a quelli culturali, mentre nel loro insieme esprimono il senso della continuità nel tempo e rispecchiano le differenti fasi dell'identità della famiglia.
Un capitolo finale sottolinea le caratteristiche formali e funzionali del genere, inserendole nel contesto del più ampio dibattito sui "libri di famiglia".
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El volumen, cuyo título rinde homenaje al reciente –y ya clási-co– libro de A. Pettegree, reúne cuarenta y tres trabajos de autores de ocho países (España, Italia, Francia, Portugal, Reino Unido, Alemania, Rumanía, Hungría) sobre... more
El volumen, cuyo título rinde homenaje al reciente –y ya clási-co– libro de A. Pettegree, reúne cuarenta y tres trabajos de autores de ocho países (España, Italia, Francia, Portugal, Reino Unido, Alemania, Rumanía, Hungría) sobre relaciones, avisos, gacetas y otros ephemeras manuscritos e impresos de la Edad Moderna, especialmente de ámbito o interés hispánico. A través de estos textos, en prosa y en verso, se difunden las noticias anteriormente a los periódicos tal y como hoy los concebimos. Articulados en cuatro secciones, dedicadas respectivamente a las «noticias y su circulación», a la «guerra», a la «producción y a la «transmisión», y finalmente a la «ideo-logía, religión y fiesta», los estudios profundizan en un amplio abanico de temas y en las estrategias retóricas y literarias de las diferentes tipologías textuales utilizadas por varios sujetos (autores, editores, estados) en la transmisión de la información política entre el siglo XVI y el siglo XVIII. Otros temas son la acogida del público, la relación con los fenómenos de repetición, reescritura y traducción, las relaciones con la oralidad, la historiografía, la oratoria sagrada, el teatro y con otros géneros literarios y artísticos.
Il volume, il cui titolo è un omaggio al recente e già classico li-bro di A. Pettegree, raccoglie quarantatré saggi di autori prove-nienti da otto paesi (Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Regno Unito, Germania, Romania, Ungheria) su relazioni, avvisi, gaz-zette e altri ephemera manoscritti e a stampa dell’Età Moderna, con una particolare attenzione per la Spagna. Attraverso questi testi, in prosa e in versi, si diffondono le notizie prima della comparsa dei giornali come oggi li conosciamo. Articolati in quattro sezioni, dedicate rispettivamente a «notizie e loro circo-lazione», «guerra», «produzione e trasmissione», e «ideologia, religione e festa», gli studi approfondiscono un’ampia gamma di temi tenendo conto delle strategie retoriche e letterarie delle diverse tipologie testuali utilizzate da più soggetti (autori, edito-ri, stati) nella trasmissione dell’informazione politica tra il XVI e il XVIII secolo. Altri forti nodi tematici sono l’accoglimento da parte del pubblico, il rapporto con i fenomeni di ripetizione, riscrittura e traduzione, i nessi con l’oralità, la storiografia, l’oratoria sacra, il teatro e altri generi letterari e artistici.
Il volume, il cui titolo è un omaggio al recente e già classico li-bro di A. Pettegree, raccoglie quarantatré saggi di autori prove-nienti da otto paesi (Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Regno Unito, Germania, Romania, Ungheria) su relazioni, avvisi, gaz-zette e altri ephemera manoscritti e a stampa dell’Età Moderna, con una particolare attenzione per la Spagna. Attraverso questi testi, in prosa e in versi, si diffondono le notizie prima della comparsa dei giornali come oggi li conosciamo. Articolati in quattro sezioni, dedicate rispettivamente a «notizie e loro circo-lazione», «guerra», «produzione e trasmissione», e «ideologia, religione e festa», gli studi approfondiscono un’ampia gamma di temi tenendo conto delle strategie retoriche e letterarie delle diverse tipologie testuali utilizzate da più soggetti (autori, edito-ri, stati) nella trasmissione dell’informazione politica tra il XVI e il XVIII secolo. Altri forti nodi tematici sono l’accoglimento da parte del pubblico, il rapporto con i fenomeni di ripetizione, riscrittura e traduzione, i nessi con l’oralità, la storiografia, l’oratoria sacra, il teatro e altri generi letterari e artistici.
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Si conclude con questo terzo volume la pubblicazione dei 61 studi scelti di Nicolai Rubinstein. I 27 saggi qui presenti (dal 1953 al 1998), divisi in quattro sezioni, sono dedicati all’opera di alcuni dei principali umanisti del... more
Si conclude con questo terzo volume la pubblicazione dei 61 studi scelti di Nicolai Rubinstein. I 27 saggi qui presenti (dal 1953 al 1998), divisi in quattro sezioni, sono dedicati all’opera di alcuni dei principali umanisti del Quattrocento (fra cui Poggio Bracciolini, Bartolomeo Scala, Leonardo Bruni), e soprattutto alle figure di Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini. In un quadro complessivo in cui è elemento ricorrente la storia della storiografia dell’Umanesimo e del Rinascimento, risaltano fra gli altri lo studio sugli inizi della carriera politica di Machiavelli nella cancelleria fiorentina, i vari saggi su Machiavelli e Guicciardini visti come storici e come politici, la dettagliata analisi del rapporto fra i ricordi privati di Guicciardini e la sua attività storiografica.
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Il secondo volume degli “Studies”, che contiene saggi prodotti fra il 1935 e il 2000, si occupa degli aspetti politici, diplomatici e costituzionali della storia fiorentina e italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento. Per la prima... more
Il secondo volume degli “Studies”, che contiene saggi prodotti fra il 1935 e il 2000, si occupa degli aspetti politici, diplomatici e
costituzionali della storia fiorentina e italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento. Per la prima volta sono raccolti insieme i principali saggi di Rubinstein su Firenze, in cui vengono esaminati, fra l’altro, il ruolo dei “magnati” alla fine del Duecento, i rapporti con le signorie italiane nel Trecento, il Tumulto dei Ciompi, il periodo oligarchico, le figure di
Cosimo, Piero e Lorenzo de’ Medici, gli aspetti costituzionali della politica fiorentina fra il periodo mediceo e quello di Savonarola, i rapporti con l’impero, il passaggio dalla repubblica al principato. Pur nella suddivisione in saggi, quasi un volume unitario che attraversa tutta la storia della Firenze rinascimentale, corredato come gli altri dell’opera da utilissimi indici.
costituzionali della storia fiorentina e italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento. Per la prima volta sono raccolti insieme i principali saggi di Rubinstein su Firenze, in cui vengono esaminati, fra l’altro, il ruolo dei “magnati” alla fine del Duecento, i rapporti con le signorie italiane nel Trecento, il Tumulto dei Ciompi, il periodo oligarchico, le figure di
Cosimo, Piero e Lorenzo de’ Medici, gli aspetti costituzionali della politica fiorentina fra il periodo mediceo e quello di Savonarola, i rapporti con l’impero, il passaggio dalla repubblica al principato. Pur nella suddivisione in saggi, quasi un volume unitario che attraversa tutta la storia della Firenze rinascimentale, corredato come gli altri dell’opera da utilissimi indici.
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Il volume si occupa in primo luogo delle scritture con cui si esprime la memoria familiare, oggetto nell'ultimo ventennio di un'attenzione sempre maggiore, strettamente legate al processo di formazione e di evoluzione dell'identità della... more
Il volume si occupa in primo luogo delle scritture con cui si esprime la memoria familiare, oggetto nell'ultimo ventennio di un'attenzione sempre maggiore, strettamente legate al processo di formazione e di evoluzione dell'identità della famiglia, e in grado di fornire indicazioni sui più vari aspetti della storia sociale, culturale, mentale di un'epoca. Mentre le ricerche italiane ne hanno fino a ieri privilegiato gli esempi più precoci (il Tre-Quattrocento), un fertile terreno per la raccolta di dati e la produzione di analisi è rappresentato proprio dalla produzione relativa all'età moderna (XVI-XVIII secolo). All'esame di un campione significativo dei libri di famiglia italiani, da Nord a Sud, si aggiunge un confronto tra questi e le fonti analoghe presenti in altri paesi europei, talvolta molto simili per struttura e motivazioni, ma ancora relativamente poco studiate come genere. Alcuni saggi contenuti nel volume vertono inoltre su altri tipi di memoria, diversi ma altrettanto significativi per cogliere la realtà di soggetti spesso poco rappresentati (ceti popolari, donne, bambini): le espressioni dell'autobiografia popolare e altri "egodocumenti", fonti di vario genere che possono comunicare informazioni sulle vicende personali dei loro autori o protagonisti. Nel suo complesso, il volume offre dunque una prima importante occasione a storici specialisti di varia provenienza di delineare un quadro complessivo ad ampio spettro, mettendo a confronto specificità e ricorrenze, forme e funzioni di vari tipi di scritture di memoria.
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Art, Memory and Family in Renaissance Florence examines the relationship between the production of objects and the production of memory and history in fifteenth-century Florence. Recent studies of Florence by cultural, social, political... more
Art, Memory and Family in Renaissance Florence examines the relationship between the production of objects and the production of memory and history in fifteenth-century Florence. Recent studies of Florence by cultural, social, political and economic historians have resulted in a considerable knowledge of family life in this period and the significance of family, kin and locality in the social and political life of the city. Investigating the means and modes of formulating and recording those relationships, the essays gathered together in this study consider the interconnections between society, art and collective memory.
Research Interests: Art History, Early Modern History, Renaissance Studies, History and Memory, Renaissance Art, and 12 moreHistory of Florence, Social and Collective Memory, Cultural Memory, Commemoration and Memory, Collective Memory, History of the Family, Italian Renaissance Art, Early Modern Italy, Autobiographical Memory, Family history, 15th Century Florence, and Renaissance Florence
Questo libro pubblicato per la prima volta nel 1966 è rimasto insuperato nel dar conto, con una ricostruzione puntuale quanto chiarificatrice, dei meccanismi insieme tecnici e politici che permisero ai Medici di mantenere il potere per un... more
Questo libro pubblicato per la prima volta nel 1966 è rimasto insuperato nel dar conto, con una ricostruzione puntuale quanto chiarificatrice, dei meccanismi insieme tecnici e politici che permisero ai Medici di mantenere il potere per un sessantennio in una cornice formalmente repubblicana.
Nonostante fossero i signori di fatto di Firenze, i Medici esercitarono la propria autorità politica all'interno delle strutture costituzionali fiorentine e formalmente non godettero mai di diritti o privilegi politici speciali rispetto agli altri cittadini del gruppo dirigente. Nicolai Rubinstein esamina il complesso sistema di controlli che i Medici gradualmente crearono per garantire e accrescere la propria supremazia, e getta nuova luce sia sui persoaggi e i gruppi che ne sostenevano il regime, sia sull'opposizione che allora covava nei suoi confronti.
Questa seconda edizione, riveduta e ampliata dall'autore, tiene conto dei molti importanti studi sulla Firenze del Quattrocento (e in particolare su Lorenzo de' Medici e la sua epoca) comparsi dopo la prima uscita nel 1966. La reinventariazione del fondo delle Tratte dell'Archivio di Stato di Firenze ha inoltre reso necessario l'aggiornamento dei numerosissimi riferimenti a questo insieme di fonti, di gran lunga il più esteso, su cui il libro si basa. Il volume è completato da alcuni nuovi saggi inseriti nelle Appendici.
Nonostante fossero i signori di fatto di Firenze, i Medici esercitarono la propria autorità politica all'interno delle strutture costituzionali fiorentine e formalmente non godettero mai di diritti o privilegi politici speciali rispetto agli altri cittadini del gruppo dirigente. Nicolai Rubinstein esamina il complesso sistema di controlli che i Medici gradualmente crearono per garantire e accrescere la propria supremazia, e getta nuova luce sia sui persoaggi e i gruppi che ne sostenevano il regime, sia sull'opposizione che allora covava nei suoi confronti.
Questa seconda edizione, riveduta e ampliata dall'autore, tiene conto dei molti importanti studi sulla Firenze del Quattrocento (e in particolare su Lorenzo de' Medici e la sua epoca) comparsi dopo la prima uscita nel 1966. La reinventariazione del fondo delle Tratte dell'Archivio di Stato di Firenze ha inoltre reso necessario l'aggiornamento dei numerosissimi riferimenti a questo insieme di fonti, di gran lunga il più esteso, su cui il libro si basa. Il volume è completato da alcuni nuovi saggi inseriti nelle Appendici.
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Il volume completa la pubblicazione dei libri di ricordi di Francesco Castellani (1418-1494) iniziata con le Ricordanze "A". I Castellani, famiglia importante del ceto dirigente fiorentino del Tre-Quattrocento, persero ogni rilevanza... more
Il volume completa la pubblicazione dei libri di ricordi di Francesco Castellani (1418-1494) iniziata con le Ricordanze "A". I Castellani, famiglia importante del ceto dirigente fiorentino del Tre-Quattrocento, persero ogni rilevanza politica dopo l'avvento di Cosimo de' Medici al potere, a causa della loro tradizionale collocazione antimedicea. Francesco, ultimo esponente di rilievo della famiglia, registra nei suoi ricordi, parte di un più vasto e organico sistema di scritture di memoria, annotazioni relative al ménage familiare, acquisti e vendite di oggetti d'uso e beni immobili, prestiti e doni fatti e ricevuti, come pure i passaggi cruciali della vita biologica (la nascita o la messa a balia dei figli) o sociale (l'istituzione di rapporti di comparaggio). Particolarmente rilevanti nel Quaternuccio sono, oltre alle spese minute legate alla gestione della famiglia, che forniscono notizie su una serie di aspetti della vita privata, i difficili rapporti con il fisco, i prestiti di libri, la causa per il conseguimento di un'eredità, i rapporti intrattenuti con alcuni mezzadri. Come già nel primo volume, l'introduzione fornisce una chiave di lettura per il testo, mentre la serie degli indici completa un'edizione agile quanto rigorosa, che si aggiunge al corpus dei testi a stampa appartenenti al più vasto genere dei "libri di famiglia".
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I "libri di ricordanze" (molti dei quali sono certamente riunibili sotto la fortunata definizione recente di "libri di famiglia") sono fra le fonti più interessanti per la storia fiorentina del Medioevo e del Rinascimento: sia che i loro... more
I "libri di ricordanze" (molti dei quali sono certamente riunibili sotto la fortunata definizione recente di "libri di famiglia") sono fra le fonti più interessanti per la storia fiorentina del Medioevo e del Rinascimento: sia che i loro autori allarghino la scrittura alla narrazione di episodi della vita sociale e politica della loro città, sia che la loro attenzione risulti più circoscritta a ciò che ritengono utile ricordare per se stessi o per la continuità e sopravvivenza del loro gruppo familiare.
E' questo il caso delle Ricordanze di Francesco Castellani (1418-1494), membro di una famiglia importante del ceto dirigente fiorentino della seconda metà del Trecento e dei primi decenni del Quattrocento, che tuttavia perse ogni rilevanza politica dopo il 1434 a causa della sua tradizionale collocazione antimedicea. In questo libro di ricordi, che non è tuttavia un diario nel senso moderno del termine, l'autore registra annotazioni relative al ménage familiare, acquisti e vendite di oggetti d'uso e beni immobili, prestiti e dono fatti e ricevuti, come pure i passaggi cruciali della vita biologica (il matrimonio, la nascita o la morte dei figli) o sociale (l'istituzione di rapporti di comparaggio). Un dato che ne emerge con forza è la realtà materiale di una persona ricca di patrimonio ma povera di contanti, che sviluppa una complessa strategia per far fronte alle continue richieste di denaro da parte del fisco fiorentino.
Un'estesa introduzione consente di seguire le vicende biografiche dell'autore e l'evoluzione del suo patrimonio immobiliare, e fornisce una chiave di lettura per il testo, proposto per la prima volta in un'edizione rigorosa, quanto agile ed essenziale. Una serie complessa di indici e tabelle correda inoltre il volume, che è integrato dal Quaternuccio e giornale "B" (1459-1485).
E' questo il caso delle Ricordanze di Francesco Castellani (1418-1494), membro di una famiglia importante del ceto dirigente fiorentino della seconda metà del Trecento e dei primi decenni del Quattrocento, che tuttavia perse ogni rilevanza politica dopo il 1434 a causa della sua tradizionale collocazione antimedicea. In questo libro di ricordi, che non è tuttavia un diario nel senso moderno del termine, l'autore registra annotazioni relative al ménage familiare, acquisti e vendite di oggetti d'uso e beni immobili, prestiti e dono fatti e ricevuti, come pure i passaggi cruciali della vita biologica (il matrimonio, la nascita o la morte dei figli) o sociale (l'istituzione di rapporti di comparaggio). Un dato che ne emerge con forza è la realtà materiale di una persona ricca di patrimonio ma povera di contanti, che sviluppa una complessa strategia per far fronte alle continue richieste di denaro da parte del fisco fiorentino.
Un'estesa introduzione consente di seguire le vicende biografiche dell'autore e l'evoluzione del suo patrimonio immobiliare, e fornisce una chiave di lettura per il testo, proposto per la prima volta in un'edizione rigorosa, quanto agile ed essenziale. Una serie complessa di indici e tabelle correda inoltre il volume, che è integrato dal Quaternuccio e giornale "B" (1459-1485).
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Il saggio si propone di esaminare le leggi suntuarie emanate nel Granducato di Toscana fra il Cinquecento e il Settecento, allo scopo da un lato di evidenziare – attraverso un caso particolare - il perdurare anche in età moderna delle... more
Il saggio si propone di esaminare le leggi suntuarie emanate nel Granducato di Toscana fra il Cinquecento e il Settecento, allo scopo da un lato di evidenziare – attraverso un caso particolare - il perdurare anche in età moderna delle motivazioni che avevano portato all’approvazione di norme suntuarie nel corso del basso Medioevo; dall’altro invece di mostrare le particolarità di queste norme in quanto legate sia all’epoca, sia alla situazione specifica che viene analizzata.
La quasi completa sparizione dopo il 1640 di norme volte ad arginare il consumo di oggetti di lusso in Toscana, fino alle misure assai poco normative decise da Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena negli anni ’80 del Settecento, corrisponde all’inizio di una maggiore attenzione per gli aspetti economici legati all’applicazione delle proibizioni. Rispetto al misto di considerazioni sociali, morali, e solo parzialmente economiche ereditate dal tardo Medioevo, ancora attive a inizio Cinquecento, a fine Settecento si coglie insieme la difficoltà di legiferare in modo efficace su simili materie, e al contempo l’impossibilità di intervenire oltre una certa misura in un campo i cui contorni sono radicalmente cambiati anche a causa del diffondersi del dibattito economico all’interno dell’opinione pubblica. La svolta definitiva si avrà con l’estensione all’Italia, nel periodo giacobino e napoleonico, dei modelli ereditati dalla Rivoluzione francese, in base ai quali ormai l’abito è sempre di più il frutto di una scelta individuale.
The essay aims to examine the sumptuary laws enacted in the Grand Duchy of Tuscany between the 16th and the 18th centuries, with the aim on the one hand of highlighting - through a particular case - the persistence in modern times of the motivations that led to the approval of sumptuary rules during the late Middle Ages; on the other hand, of showing the particularities of these rules as they are linked both to the period and to the specific situation that is analyzed.
The almost complete disappearance after 1640 of regulations aimed at curbing the consumption of luxury items in Tuscany, up to the very little normative measures decided by Peter Leopold of Habsburg-Lorraine in the ‘80s of the 18th century, corresponds to the beginning of greater consideration of the economic aspects related to the application of prohibitions. Compared to the mix of social, moral, and only partially economic considerations inherited from the late Middle Ages, still active at the beginning of the 16th century, at the end of the 18th century one catches the difficulty of legislating effectively on such subjects, and at the same time the difficulty of intervening in a field whose outlines had radically changed because of the spread of economic debate in public opinion. The definitive turning point will take place with the extension to Italy, in the Jacobin and Napoleonic period, of the models inherited from the French Revolution, according to which dress is increasingly the result of an individual choice.
La quasi completa sparizione dopo il 1640 di norme volte ad arginare il consumo di oggetti di lusso in Toscana, fino alle misure assai poco normative decise da Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena negli anni ’80 del Settecento, corrisponde all’inizio di una maggiore attenzione per gli aspetti economici legati all’applicazione delle proibizioni. Rispetto al misto di considerazioni sociali, morali, e solo parzialmente economiche ereditate dal tardo Medioevo, ancora attive a inizio Cinquecento, a fine Settecento si coglie insieme la difficoltà di legiferare in modo efficace su simili materie, e al contempo l’impossibilità di intervenire oltre una certa misura in un campo i cui contorni sono radicalmente cambiati anche a causa del diffondersi del dibattito economico all’interno dell’opinione pubblica. La svolta definitiva si avrà con l’estensione all’Italia, nel periodo giacobino e napoleonico, dei modelli ereditati dalla Rivoluzione francese, in base ai quali ormai l’abito è sempre di più il frutto di una scelta individuale.
The essay aims to examine the sumptuary laws enacted in the Grand Duchy of Tuscany between the 16th and the 18th centuries, with the aim on the one hand of highlighting - through a particular case - the persistence in modern times of the motivations that led to the approval of sumptuary rules during the late Middle Ages; on the other hand, of showing the particularities of these rules as they are linked both to the period and to the specific situation that is analyzed.
The almost complete disappearance after 1640 of regulations aimed at curbing the consumption of luxury items in Tuscany, up to the very little normative measures decided by Peter Leopold of Habsburg-Lorraine in the ‘80s of the 18th century, corresponds to the beginning of greater consideration of the economic aspects related to the application of prohibitions. Compared to the mix of social, moral, and only partially economic considerations inherited from the late Middle Ages, still active at the beginning of the 16th century, at the end of the 18th century one catches the difficulty of legislating effectively on such subjects, and at the same time the difficulty of intervening in a field whose outlines had radically changed because of the spread of economic debate in public opinion. The definitive turning point will take place with the extension to Italy, in the Jacobin and Napoleonic period, of the models inherited from the French Revolution, according to which dress is increasingly the result of an individual choice.
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Ripercorrendo l’iter intellettuale di Nicolai Rubinstein la relazione in primo luogo cerca di ricostruire le sollecitazioni che hanno spinto il grande storico della Firenze medicea, scomparso nel 2002, a occuparsi della storia... more
Ripercorrendo l’iter intellettuale di Nicolai Rubinstein la relazione in primo luogo cerca di ricostruire le sollecitazioni che hanno spinto il grande storico della Firenze medicea, scomparso nel 2002, a occuparsi della storia architettonica di Palazzo Vecchio: a partire dalla grande tradizione di lingua tedesca sulla storia della cultura del Rinascimento italiano, e passando attraverso l’attività come fellow del Warburg Institute e l’interesse per la traduzione in spazi e immagini del potere politico. In secondo luogo si sofferma sugli esiti delle ricerche di Rubinstein in relazione al tema del convegno. Il reperimento sistematico e l’analisi del complesso dei documenti che consentono la ricostruzione, sia pure in gran parte indiretta, dell’organizzazione interna del Palazzo Vecchio nel Quattrocento gli hanno reso possibile vent’anni fa formulare un’ipotesi anche sull’aspetto della Sala Grande a inizio Cinquecento che rimane, per le interpretazioni successive, un punto di riferimento da accettare o contestare.
Reconsidering the intellectual career of Nicolai Rubinstein, the essay tries firstly to reconstruct the solicitations that have driven the great historian of Medici Florence, who died in 2002, to deal with the architectural history of Palazzo Vecchio. Starting from the great German-language tradition of studies about Italian Renaissance cultural history, the survey considers Rubinstein’s activity as fellow of the Warburg Institute and his interest in the translation of political power into spaces and images. Secondly, the essay focuses on the results of Rubinstein's research in relation to the early 16th century decoration of the Sala Grande. The systematic retrieval and analysis of the bulk of documents that allow the reconstruction, albeit largely indirect, of the internal organization of the Palazzo Vecchio in the 15th century allowed Rubinstein twenty years ago to formulate a coherent hypothesis on the aspect of the Great Hall at the beginning of the 16th century. Such hypothesis remains, for subsequent interpretations, a reference point which one must accept or challenge.
Reconsidering the intellectual career of Nicolai Rubinstein, the essay tries firstly to reconstruct the solicitations that have driven the great historian of Medici Florence, who died in 2002, to deal with the architectural history of Palazzo Vecchio. Starting from the great German-language tradition of studies about Italian Renaissance cultural history, the survey considers Rubinstein’s activity as fellow of the Warburg Institute and his interest in the translation of political power into spaces and images. Secondly, the essay focuses on the results of Rubinstein's research in relation to the early 16th century decoration of the Sala Grande. The systematic retrieval and analysis of the bulk of documents that allow the reconstruction, albeit largely indirect, of the internal organization of the Palazzo Vecchio in the 15th century allowed Rubinstein twenty years ago to formulate a coherent hypothesis on the aspect of the Great Hall at the beginning of the 16th century. Such hypothesis remains, for subsequent interpretations, a reference point which one must accept or challenge.
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Prendendo spunto dall’annosa questione del rapporto fra memoria e storia, il saggio cerca di meglio comprendere quale sia il contributo della prima all’elaborazione della seconda, con particolare riferimento alla funzione svolta... more
Prendendo spunto dall’annosa questione del rapporto fra memoria e storia, il saggio cerca di meglio comprendere quale sia il contributo della prima all’elaborazione della seconda, con particolare riferimento alla funzione svolta all’interno del processo dal senso di identità, sia collettiva sia individuale. Collegandosi al ruolo di primo piano assunto a livello storiografico nell’ultimo trentennio dalla variegata categoria degli egodocumenti (testi in prima persona in cui l’individuo scrive di sé), e considerandoli su un piano europeo, da un lato si sottolinea come attraverso questo tipo di scritture sia possibile cogliere aspetti della realtà e della coscienza che sfuggono altrimenti all’elaborazione storiografica corrente, dall’altro si evidenziano i modi in cui sostanziali egodocumenti (diari, libri di famiglia, corrispondenze private) siano stati utilizzati anche nell’elaborazione di testi consapevolmente storiografici (come ad esempio la Storia d’Italia di Guicciardini). Ma anche al di là di ciò, questi testi mostrano come la storia-memoria sia rimasta l’approccio di riferimento per individui e gruppi nel rapporto con il proprio passato fino alla fine dell’età moderna, e in alcuni casi anche oltre.
Starting from the debated issue of the relationship between memory and history, the essay seeks to better understand what is the contribution of the former to the elaboration of the latter, with particular reference to the function carried out within the process by the sense of identity, both collective and individual. On the one hand, by examining the foremost role assumed in historiographical research in the last thirty years by the varied category of egodocuments (personal texts in which the individual writes of himself), and considering them at a European level, the author emphasizes that through this type of writings it is possible to grasp aspects of both reality and consciences that are otherwise neglected by current historiography. On the other hand, the essay stresses the ways in which many egodocuments (diaries, family books, private correspondences) have also been used in the elaboration of consciously historiographic texts (such as Guicciardini's History of Italy). But beyond that, these texts show how the history-memory model remained the reference approach for individuals and groups in their relationship with their past until the end of the early modern age, and in some cases even beyond.
Starting from the debated issue of the relationship between memory and history, the essay seeks to better understand what is the contribution of the former to the elaboration of the latter, with particular reference to the function carried out within the process by the sense of identity, both collective and individual. On the one hand, by examining the foremost role assumed in historiographical research in the last thirty years by the varied category of egodocuments (personal texts in which the individual writes of himself), and considering them at a European level, the author emphasizes that through this type of writings it is possible to grasp aspects of both reality and consciences that are otherwise neglected by current historiography. On the other hand, the essay stresses the ways in which many egodocuments (diaries, family books, private correspondences) have also been used in the elaboration of consciously historiographic texts (such as Guicciardini's History of Italy). But beyond that, these texts show how the history-memory model remained the reference approach for individuals and groups in their relationship with their past until the end of the early modern age, and in some cases even beyond.
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Il saggio si occupa di tre carteggi prodotti fra il XIV e il XVIII secolo, come tali già noti, ma lungi dall’essere esauriti come oggetto di studio. Si tratta del carteggio privato di Francesco di Marco Datini (1373-1410), delle lettere... more
Il saggio si occupa di tre carteggi prodotti fra il XIV e il XVIII secolo, come tali già noti, ma lungi dall’essere esauriti come oggetto di studio. Si tratta del carteggio privato di Francesco di Marco Datini (1373-1410), delle lettere di Lorenzo il Magnifico (1460-1492), e del fondo “Mediceo del Principato” dell’Archivio di Stato di Firenze (1530-1737). L’autore si è occupato in modi diversi di tutti e tre, avendo utilizzato le lettere di Francesco Datini per i suoi studi sulla fiscalità e sui comportamenti sociali a Firenze, il fondo mediceo moderno per i suoi studi sulla santità e la diffusione della prima letteratura di informazione, e essendo recentemente diventato direttore del progetto di edizione delle lettere di Lorenzo il Magnifico, iniziato da Nicolai Rubinstein. Verso questi documenti, che appartengono a periodi e contesti di produzione diversi, e hanno caratteristiche formali e finalità differenti, esiste tuttavia la possibilità di stabilire un approccio comune che si propone di analizzare sia le pratiche di produzione, sia le vicende di trasmissione e di conservazione.
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Scopo dichiarato dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondato nel 1561 da Cosimo I de’ Medici anche per motivi di legittimazione dinastica, fu la difesa della cristianità dalla minaccia ottomana. La politica aggressiva nei... more
Scopo dichiarato dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondato nel 1561 da Cosimo I de’ Medici anche per motivi di legittimazione dinastica, fu la difesa della cristianità dalla minaccia ottomana. La politica aggressiva nei confronti dei Turchi, praticata attraverso la guerra di corsa e gli attacchi per mare alle piazzeforti ottomane in vari punti del Mediterraneo, praticata in modo ancora moderato da Cosimo e Francesco de’ Medici, venne ripresa con forza da Ferdinando I, che ne fece un fiore all’occhiello del Granducato nel confronto con le analoghe attività delle altre potenze europee, e poi soprattutto da suo figlio Cosimo II e suo nipote Ferdinando II. In coincidenza con i tre granduchi l’uso di strumenti di comunicazione e propaganda relativi alle imprese navali dei cavalieri, relativamente poco presente fino alla fine del Cinquecento, divenne un progetto sistematico che vide nella prima metà del Seicento la pubblicazione di numerose relazioni, la loro ristampa in altre città italiane, e la loro traduzione, ristampa, o ripresa anche in altre nazioni europee (soprattutto in Spagna), con il coinvolgimento nella veicolazione complessiva dei contenuti anche di intellettuali come il poeta Gabriello Chiabrera. Il saggio mette in rilievo il carattere sistematico della produzione di relazioni sulle imprese dei cavalieri di Santo Stefano contro i Turchi nel corso del Seicento, illuminandone gli aspetti produttivi e il successo editoriale, ed evidenziandone anche i rapporti con la produzione di tipo più letterario.
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Il saggio prende spunto dalla laurea honoris causa in Storia conferita a Heinz Schilling dall’Università di Trento nel novembre 2014 per avviare una riflessione sulla produzione del noto storico tedesco della Riforma, che insieme allo... more
Il saggio prende spunto dalla laurea honoris causa in Storia conferita a Heinz Schilling dall’Università di Trento nel novembre 2014 per avviare una riflessione sulla produzione del noto storico tedesco della Riforma, che insieme allo storico cattolico Wolfgang Reinhard è responsabile dell’elaborazione del concetto di ‘confessionalizzazione’ e in parte di quello ad esso collegato di ‘disciplinamento’. Ripercorrendo velocemente le tappe della carriera e degli esiti delle ricerche di Schilling, ne viene tracciato un primo bilancio, tenendo conto delle critiche che ai due modelli di interpretazione sono state mosse recentemente da varie parti. Allo stesso tempo, l’autore sottolinea la capacità del loro promotore di adattare la propria visione nel corso del tempo, soffermandosi in particolare sugli ultimi lavori (fra cui la nuova biografia di Lutero, 2012) e sugli spunti presenti nella Lectio magistralis.
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Through the use of new sources (some of which have been discovered on this occasion), the check of old data, and a different reading of the available information, the article throws light on the little known life of Alberto degli Albizzi,... more
Through the use of new sources (some of which have been discovered on this occasion), the check of old data, and a different reading of the available information, the article throws light on the little known life of Alberto degli Albizzi, scion of a prominent family of the Florentine patriciate, which was powerful in the 14-15th century until the advent of the Medici
family. So far this particular figure, who was a close friend of Coluccio Salutati, Lapo da Castiglionchio and Franco Sacchetti, had been known above all for some poems and a letter to pope Martin V. But his story had been blurred and mistakenly built by 19th century genealogists and later scholars who had relied on them. Whereas now it is available for the first time in its objective aspects, all linked to a crucial phase of Florentine
history.
family. So far this particular figure, who was a close friend of Coluccio Salutati, Lapo da Castiglionchio and Franco Sacchetti, had been known above all for some poems and a letter to pope Martin V. But his story had been blurred and mistakenly built by 19th century genealogists and later scholars who had relied on them. Whereas now it is available for the first time in its objective aspects, all linked to a crucial phase of Florentine
history.
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Il dibattito storico più recente sull’opinione pubblica mette ormai in discussione la sua nascita nel Settecento, secondo quanto stabilito da Jürgen Habermas nel 1962. Tuttavia, nonostante alcuni studi abbiano cominciato a occuparsi delle... more
Il dibattito storico più recente sull’opinione pubblica mette ormai in discussione la sua nascita nel Settecento, secondo quanto stabilito da Jürgen Habermas nel 1962. Tuttavia, nonostante alcuni studi abbiano cominciato a occuparsi delle forme concrete che essa ha potuto assumere anche in epoche precedenti, rimane la sensazione che per molti storici alcuni aspetti della propaganda politica (quelli meno ufficiali, dal basso, corrispondenti a quanto oggi la sociologia definirebbe “radical media” o “alternative media”) siano associati soprattutto all’età contemporanea, e che il loro utilizzo in epoca precedente sia da vedere soprattutto come un’eccezione, concentrata in alcuni luoghi o periodi a partire dal Cinquecento.
Concentrandosi sul caso di Firenze il saggio mostra invece come forme non ufficiali di propaganda politica “di opposizione“, in fondo molto simili a quelle contemporanee, non solo siano presenti - in situazioni diverse da quelle note - già a partire dal Quattrocento (e perfino dal Trecento), ma siano anche indagabili più precisamente dagli storici purché questi siano disposti a ricercarle e censirle in un’ampia gamma di documenti, che vanno dalle cronache cittadine, alle lettere, alle fonti giudiziarie.
Un regime repubblicano, come quello di Firenze fino all’istituzione del ducato nel 1532, è particolarmente adatto all’emergere di tali forme di propaganda, sia per la lunga tradizione di partecipazione alla vita e alla discussione pubblica di un ceto politico piuttosto ampio, sia perché – specie sul finire del periodo della Repubblica - la tensione fra le opposte fazioni, o il tentativo di contrastare l’avvento di un regime pienamente signorile, rendono il ricorso a simili strumenti di comunicazione particolarmente frequente e incisivo.
Concentrandosi sul caso di Firenze il saggio mostra invece come forme non ufficiali di propaganda politica “di opposizione“, in fondo molto simili a quelle contemporanee, non solo siano presenti - in situazioni diverse da quelle note - già a partire dal Quattrocento (e perfino dal Trecento), ma siano anche indagabili più precisamente dagli storici purché questi siano disposti a ricercarle e censirle in un’ampia gamma di documenti, che vanno dalle cronache cittadine, alle lettere, alle fonti giudiziarie.
Un regime repubblicano, come quello di Firenze fino all’istituzione del ducato nel 1532, è particolarmente adatto all’emergere di tali forme di propaganda, sia per la lunga tradizione di partecipazione alla vita e alla discussione pubblica di un ceto politico piuttosto ampio, sia perché – specie sul finire del periodo della Repubblica - la tensione fra le opposte fazioni, o il tentativo di contrastare l’avvento di un regime pienamente signorile, rendono il ricorso a simili strumenti di comunicazione particolarmente frequente e incisivo.
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"La Voce", rivista settimanale edita a Firenze tra il 1908 e il 1916, e diretta fino al 1914 da Giuseppe Prezzolini, ebbe una notevole importanza per il panorama culturale e politico italiano dell'epoca. Si occupò inevitabilmente anche... more
"La Voce", rivista settimanale edita a Firenze tra il 1908 e il 1916, e diretta fino al 1914 da Giuseppe Prezzolini, ebbe una notevole importanza per il panorama culturale e politico italiano dell'epoca. Si occupò inevitabilmente anche della questione dell'irredentismo, e dunque del Trentino: intervennero sull'argomento anche Ferdinando Pasini e l'allora socialista Benito Mussolini (che fu a Trento nel corso del 1909). Il giovane Alfredo Degasperi pubblicò anche un periodico, "La Voce Trentina", ispirato a "La Voce", che uscì fra il 1910 e il 1912, a cui collaborò anche il pittore Tullio Garbari. In appendice, lettere di Alfredo Degasperi e di Tullio Garbari a Giuseppe Prezzolini.
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L'autore, attraverso la lettura delle memorie e dei libri di famiglia redatti da intellettuali, eruditi e scienziati attivi in Toscana tra il Cinquecento e Settecento, ripercorre il progressivo evolversi di una scrittura intimista che,... more
L'autore, attraverso la lettura delle memorie e dei libri di famiglia redatti da intellettuali, eruditi e scienziati attivi in Toscana tra il Cinquecento e Settecento, ripercorre il progressivo evolversi di una scrittura intimista che, discostandosi dalla tradizionale produzione letteraria tipica della memorialistica familiare, si concentra maggiormente sulla rappresentazione del sé, inaugurando uno stile autobiografico e personale capace di celebrare la propria sensibilità, avulso dai contesti di origine e di appartenenza.
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This essay reconstructs, from the available documentation, the tax position of the Medici family (especially Cosimo the Elder and Piero di Cosimo) in fifteenth century Florence. In particular, it provides a reconstruction of the extent of... more
This essay reconstructs, from the available documentation, the tax position of the Medici family (especially Cosimo the Elder and Piero di Cosimo) in fifteenth century Florence. In particular, it provides a reconstruction of the extent of the Medici’s contribution to the public Treasury in relation to their wealth, but it also accounts for their actual intervention in the fiscal policy of the Commune to mitigate the severity of tax authorities to their advantage, or to promote their interests, or those of their class or political party. Conclusions analyze the characteristics of the "fiscal legacy" by Piero to Lorenzo, and initiate a reflection on the extent to which the private interests of the ruling family influenced the city’s fiscal policies.
Keywords: Taxation, Renaissance Florence, Cosimo de 'Medici, Piero de' Medici, Lorenzo the Magnificent.
Il saggio ricostruisce, a partire dalla documentazione disponibile, la situazione fiscale dei Medici (soprattutto Cosimo il Vecchio e Piero di Cosimo) nel Quattrocento. In particolare viene ricostruita l’entità del loro contributo all’erario fiorentino in rapporto alla loro ricchezza, e viene analizzato il loro effettivo intervento nella politica fiscale del Comune per mitigare la severità del fisco a proprio vantaggio, o comunque per favorire gli interessi propri, o del proprio ceto o parte politica. Nelle conclusioni vengono analizzate le caratteristiche del “lascito fiscale” di Piero a Lorenzo, e si dà inizio a una riflessione sulla misura in cui le politiche fiscali della città furono condizionate dagli interessi privati della famiglia al potere.
Parole chiave: Fiscalità, Rinascimento, Firenze, Cosimo de’ Medici, Piero de’ Medici, Lorenzo il Magnifico.
Keywords: Taxation, Renaissance Florence, Cosimo de 'Medici, Piero de' Medici, Lorenzo the Magnificent.
Il saggio ricostruisce, a partire dalla documentazione disponibile, la situazione fiscale dei Medici (soprattutto Cosimo il Vecchio e Piero di Cosimo) nel Quattrocento. In particolare viene ricostruita l’entità del loro contributo all’erario fiorentino in rapporto alla loro ricchezza, e viene analizzato il loro effettivo intervento nella politica fiscale del Comune per mitigare la severità del fisco a proprio vantaggio, o comunque per favorire gli interessi propri, o del proprio ceto o parte politica. Nelle conclusioni vengono analizzate le caratteristiche del “lascito fiscale” di Piero a Lorenzo, e si dà inizio a una riflessione sulla misura in cui le politiche fiscali della città furono condizionate dagli interessi privati della famiglia al potere.
Parole chiave: Fiscalità, Rinascimento, Firenze, Cosimo de’ Medici, Piero de’ Medici, Lorenzo il Magnifico.
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Political communication and public opinion are themes that were vividly brought to the historians’ attention both by the «Cambridge school» of political thought and Jürgen Habermas’ book on Öffentlichkeit. While this last author ascribes... more
Political communication and public opinion are themes that were vividly brought to the historians’ attention both by the «Cambridge school» of political thought and Jürgen Habermas’ book on Öffentlichkeit. While this last author ascribes the emergence of a «public sphere» to the late 18th century, other scholars see evidence of its existence also earlier, in a sufficient circulation of «political information». By considering practices rather than theories, this paper investigates whether the Renaissance knew a public opinion. After a survey of the possible forms of political communication at the time, it focuses on the example of Florence, especially in the Savonarolian period, in order to assess forms and the diffusion of propaganda and political dissent. An embryonic presence of public opinion can definitely be made out, but the circulation of more ample and certain – more «modern» – information is still missing; this will become available only later on.
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Il saggio ricostruisce la storia della Villa di Marignolle dalle origini trecentesche, attraverso l'ampliamento e la ristrutturazione di Bernardo Buontalenti nel periodo in cui appartenne a Francesco I e a don Antonio de' Medici, e... more
Il saggio ricostruisce la storia della Villa di Marignolle dalle origini trecentesche, attraverso l'ampliamento e la ristrutturazione di Bernardo Buontalenti nel periodo in cui appartenne a Francesco I e a don Antonio de' Medici, e ricostruendo le vicende di tutti i proprietari fino alla fine del Novecento. Le Appendici contengono la trascrizione integrale di otto inventari della villa fra il 1569 e il 1748, che ne descrivono in dettaglio gli arredi e consentono di delineare un'ipotesi di ricostruzione delle destinazioni funzionali delle varie stanze.
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in La memoria e la città. Scritture storiche tra Medioevo ed Età Moderna, a cura di C. Bastia, M. Bolognani, F. Pezzarossa (dir.), Bologna, Il Nove, 1995
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Ripercorrendo l’iter intellettuale di Nicolai Rubinstein la relazione in primo luogo cerca di ricostruire le sollecitazioni che hanno spinto il grande storico della Firenze medicea, scomparso nel 2002, a occuparsi della storia... more
Ripercorrendo l’iter intellettuale di Nicolai Rubinstein la relazione in primo luogo cerca di ricostruire le sollecitazioni che hanno spinto il grande storico della Firenze medicea, scomparso nel 2002, a occuparsi della storia architettonica di Palazzo Vecchio: a partire dalla grande tradizione di lingua tedesca sulla storia della cultura del Rinascimento italiano, e passando attraverso l’attività come fellow del Warburg Institute e l’interesse per la traduzione in spazi e immagini del potere politico. In secondo luogo si sofferma sugli esiti delle ricerche di Rubinstein in relazione al tema del convegno. Il reperimento sistematico e l’analisi del complesso dei documenti che consentono la ricostruzione, sia pure in gran parte indiretta, dell’organizzazione interna del Palazzo Vecchio nel Quattrocento gli hanno reso possibile vent’anni fa formulare un’ipotesi anche sull’aspetto della Sala Grande a inizio Cinquecento che rimane, per le interpretazioni successive, un punto di riferimento da accettare o contestare.
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Scopo dichiarato dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondato nel 1561 da Cosimo I de’ Medici anche per motivi di legittimazione dinastica, fu la difesa della cristianità dalla minaccia ottomana. La politica aggressiva verso Turchi... more
Scopo dichiarato dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondato nel 1561 da Cosimo I de’ Medici anche per motivi di legittimazione dinastica, fu la difesa della cristianità dalla minaccia ottomana. La politica aggressiva verso Turchi e Barbareschi, condotta con la guerra di corsa e gli attacchi per mare a varie piazzeforti nel Mediterraneo, praticata in modo ancora moderato da Cosimo e Francesco de’ Medici, venne ripresa con forza da Ferdinando I, che ne fece un fiore all’occhiello del Granducato in rapporto alle altre potenze europee, e poi soprattutto da suo figlio Cosimo II e suo nipote Ferdinando II. In coincidenza con i tre granduchi l’uso di strumenti di comunicazione e propaganda relativi alle imprese navali dei cavalieri, relativamente poco presente fino alla fine del Cinquecento, divenne un progetto sistematico che vide nella prima metà del Seicento la pubblicazione di numerose relazioni, la loro ristampa in altre città italiane, e la loro traduzione, ristampa, o ripresa anche in altre nazioni europee (soprattutto in Spagna), con il coinvolgimento nella veicolazione dei contenuti anche di intellettuali come il poeta Gabriello Chiabrera. La relazione mette in rilievo il carattere sistematico della produzione di relazioni sulle imprese dei cavalieri di Santo Stefano contro i Turchi nel periodo 1600-1670, e ne illustra aspetti produttivi e successo editoriale, evidenziandone anche i rapporti con la produzione di tipo più letterario.
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Il saggio si propone di esaminare le leggi suntuarie emanate nel Granducato di Toscana fra il Cinquecento e il Settecento, allo scopo da un lato di evidenziare – attraverso un caso particolare - il perdurare anche in età moderna delle... more
Il saggio si propone di esaminare le leggi suntuarie emanate nel Granducato di Toscana fra il Cinquecento e il Settecento, allo scopo da un lato di evidenziare – attraverso un caso particolare - il perdurare anche in età moderna delle motivazioni che avevano portato all’approvazione di norme suntuarie nel corso del basso Medioevo; dall’altro invece di mostrare le particolarità di queste norme in quanto legate sia all’epoca, sia alla situazione specifica che viene analizzata.
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An overview of the development of news circulation at the European level, starting with merchants' letters, through handwritten "avvisi" and printed "relazioni" and broadsides, until the first examples of news periodicals like the Italian... more
An overview of the development of news circulation at the European level, starting with merchants' letters, through handwritten "avvisi" and printed "relazioni" and broadsides, until the first examples of news periodicals like the Italian "gazzette". Special attention is dedicated to the Italian, and above all Tuscan, sources.
